
Nonostante i progressi nella prevenzione e nel trattamento, il carcinoma colorettale (CRC) rappresenta ancora la seconda causa di morte per neoplasia sia in Europa che negli Stati Uniti. L’incidenza e la mortalità si sono progressivamente ridotte grazie all’estensione dei programmi di screening, che consentono l’identificazione precoce del tumore e l’asportazione delle lesioni precursori, in particolare i polipi adenomatosi avanzati. Tuttavia, l’adesione ai programmi di screening, tra cui la colonscopia e i test fecali non invasivi, rimane subottimale: negli Stati Uniti nel 2021 solo il 59% degli adulti eleggibili risultava in regola con le raccomandazioni, ben al di sotto dell’obiettivo nazionale dell’80%. Le disparità sono marcate tra diversi gruppi demografici, con tassi di adesione inferiori al 20% in alcune sottopopolazioni, spesso per motivi legati all’invasività della colonscopia, alla necessità di supporto logistico, ai costi indiretti associati alla procedura o alla scarsa accettabilità dei test fecali.
In questo contesto, si inserisce l’interesse per approcci di screening alternativi, più accessibili e accettabili, come i test ematici. Lo studio PREEMPT CRC, pubblicato su JAMA, ha valutato un test sperimentale basato sul DNA tumorale circolante (ctDNA), che utilizza il sequenziamento di nuova generazione per identificare specifici pattern di metilazione di dinucleotidi CpG associati a neoplasie colorettali avanzate.
L’obiettivo principale dello studio, che ha coinvolto oltre 27.000 partecipanti sottoposti a colonscopia come gold standard diagnostico, era validare l’accuratezza diagnostica di questo test per la rilevazione precoce del CRC in una popolazione asintomatica a rischio medio, di età compresa tra i 45 e gli 85 anni.
Il test ematico ha mostrato una sensibilità del 79,2% (95% CI: 68,4–86,9%) per il carcinoma colorettale, con una specificità del 91,5% (95% CI: 91,2–91,9%) per le neoplasie colorettali avanzate. La sensibilità aumentava con lo stadio tumorale, risultando del 57,1% per i tumori in stadio I e del 100% per quelli in stadio II e IV.
Per quanto riguarda le lesioni precancerose avanzate (adenomi ≥1 cm, adenomi con displasia di alto grado, lesioni sessili serrate), la sensibilità complessiva è risultata pari al 12,5% (95% CI: 11,3–13,8%), non raggiungendo il criterio di accettabilità predefinito. La sensibilità per le lesioni con displasia di alto grado o carcinoma in situ si attestava al 29,1%.
L’accuratezza del test è stata valutata in una popolazione ampia e diversificata (età 45–85 anni), reclutata in 201 centri tra Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti, con rappresentanza demografica in linea con quella statunitense. Il protocollo prevedeva colonscopia entro 120 giorni dal prelievo ematico, con revisione centralizzata dei referti istologici.
Gli autori sottolineano che, sebbene la sensibilità per il cancro sia in linea con quella di test immunochimici fecali (FIT), la bassa sensibilità per le lesioni precancerose avanzate rappresenta una criticità, potenzialmente legata a una limitata liberazione di DNA da tali lesioni. Ulteriori studi saranno necessari per definire l’impatto clinico e i modelli ottimali di utilizzo di questo approccio, anche in termini di frequenza, costo-efficacia e adesione sul lungo periodo.
Fonte:
Shaukat A, Burke CA, Chan AT, et al; PREEMPT CRC Investigators. Clinical Validation of a Circulating Tumor DNA-Based Blood Test to Screen for Colorectal Cancer. JAMA. 2025 Jun 2: e257515.







