Un’indagine condotta dalla Oxford University Press (OUP) ha esplorato l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sulla comunità accademica, evidenziando come i ricercatori stiano affrontando questa rivoluzione tecnologica. La survey, che ha raccolto 2.345 risposte tra marzo e aprile 2024, ha analizzato atteggiamenti, comportamenti e aspettative verso gli strumenti di IA, con l’obiettivo di comprendere meglio le opportunità e le sfide che questa tecnologia comporta lungo l’intero percorso di ricerca.

Il 76% dei ricercatori intervistati dichiara di utilizzare strumenti di IA nella propria attività, principalmente per traduzioni automatiche (49%), chatbot (43%) e strumenti di ricerca basati sull’IA (25%). Tuttavia, solo il 27% si ritiene ben informato sulle potenzialità e i limiti di tali tecnologie, e il 69% insiste sulla necessità di valutare attentamente le implicazioni dell’uso dell’IA prima di integrarla nel proprio lavoro. In generale, il 67% riconosce alcuni benefici derivanti dall’IA, soprattutto in termini di efficienza, mentre il 37% apprezza il potenziale risparmio di tempo. Nonostante ciò, solo il 19% crede che l’IA possa migliorare la qualità complessiva della ricerca.
Un dato significativo riguarda la scarsa fiducia verso le aziende che sviluppano strumenti di IA: solo l’8% degli intervistati è convinto che queste rispettino le normative sulla protezione dei dati, e appena il 6% ritiene che tengano realmente conto della privacy e della sicurezza. Il 50% dei ricercatori manifesta preoccupazioni per l’impatto che l’IA potrebbe avere sul futuro della ricerca accademica, tra cui la compromissione della proprietà intellettuale e il mancato riconoscimento degli autori originali. Inoltre, tre ricercatori su cinque ritengono che l’IA possa influire negativamente sulle competenze accademiche, con un quarto (25%) che teme una riduzione della necessità di esercitare un pensiero critico.
L’indagine ha rivelato differenze significative tra i ricercatori a inizio carriera e quelli più esperti. I primi mostrano atteggiamenti più polarizzati: il 25% è scettico o critico sull’uso dell’IA, rispetto al 19% dei colleghi più avanti nella carriera. Le preoccupazioni sembrano quindi accentuarsi tra chi si trova nelle fasi iniziali, suggerendo un bisogno maggiore di formazione e supporto per questa fascia di professionisti.
Un altro aspetto centrale dell’indagine è il ruolo delle istituzioni accademiche, delle società scientifiche e degli editori nel guidare l’integrazione dell’IA nella ricerca. Il 54% dei ricercatori si affiderebbe alla propria società scientifica per indicazioni sull’uso dell’IA, il 43% si rivolgerebbe alla propria istituzione e il 27% agli editori. Tuttavia, quasi la metà dei partecipanti (46%) ha segnalato che la propria organizzazione non dispone di una politica sull’IA o che tale politica non è nota.
La OUP sottolinea l’importanza di definire un approccio responsabile e sostenibile all’utilizzo dell’IA, collaborando con i fornitori della tecnologia per stabilire principi chiari di utilizzo e la necessità di un quadro normativo per garantire che l’IA sostenga la ricerca senza comprometterne l’integrità.
Questa survey, attraverso un’analisi approfondita e rappresentativa di diverse discipline, aree geografiche e fasi di carriera, non solo fotografa l’attuale rapporto tra IA e ricerca, ma intende anche alimentare un dialogo costruttivo su come sfruttare le opportunità offerte dall’IA minimizzandone i rischi. Per costruire un futuro che rispetti i valori fondamentali della comunità accademica, è essenziale che tutte le parti interessate collaborino per sviluppare strumenti etici, trasparenti e realmente utili per il progresso della conoscenza scientifica.
Fonte:
- Oxford University Press. Researchers and AI: Survey Findings. 2024

