L’autogestione delle malattie croniche attraverso interventi digitali guidati da infermieri può migliorare l’outcome della malattia? Una revisione sistematica non lascia dubbi

Le malattie croniche hanno un impatto significativo non solo sui pazienti che ne sono affetti, ma sull’intero contesto familiare, in particolar modo su coloro che ricoprono il ruolo del così detto “caregiver”. Anche il burden sul sistema sanitario è crescente e per questo motivo tutti gli interventi che supportano i pazienti nell’autogestione delle patologie nel proprio contesto domiciliare possono avere delle indubbie ricadute positive sia sulla qualità della vita delle persone sia sulla diminuzione dei tassi di ospedalizzazione e di mortalità.

La familiarità e l’esperienza nelle cure di supporto ai pazienti fanno sì che gli infermieri siano la figura professionale più adatta per rafforzare l’impatto di questi interventi da remoto negli adulti con patologie croniche.

Studi qualitativi mostrano che il coinvolgimento degli infermieri negli interventi di assistenza sanitaria e di autogestione è una caratteristica ricercata sia dai pazienti sia dagli operatori sanitari. La combinazione dell’assistenza infermieristica con la salute digitale ha il potenziale per creare comunità più sane e può migliorare i risultati in termini di salute dei pazienti. Nonostante questo potenziale, i pazienti possono essere riluttanti a utilizzare interventi digitali a causa di problemi di privacy e pregiudizi.

È quindi necessario produrre evidenze sul coinvolgimento degli infermieri nell’autogestione digitale delle malattie croniche per indirizzare lo sviluppo di interventi futuri. Scopo di una recente revisione sistematica pubblicata sul Journal of Clinical Nursing è stato quindi quello di identificare e sintetizzare la letteratura scientifica sull’efficacia degli interventi digitali guidati dagli infermieri sugli esiti sanitari negli adulti con condizioni di salute croniche.

Sono stati definiti come “interventi di salute digitale a distanza guidati dagli infermieri” quelli in cui un infermiere monitorava a distanza la condizione di salute cronica (durata> 3 mesi) di un paziente e supportava digitalmente il paziente nella gestione della sua condizione a domicilio. Per essere inclusi, questi interventi dovevano essere forniti tramite una soluzione digitale come SMS, app, teleassistenza o siti web. Per essere inclusi nella revisione, gli studi dovevano aver esplorato l’impatto dell’intervento su almeno un outcome sanitario riportato dall’osservatore o dal paziente.

La ricerca è stata eseguita su PubMed/MEDLINE, Embase, PsycINFO e Cochrane Central e ha riguardato tutti gli RCT pubblicati fino al 7 dicembre 2022. Gli esiti presi in esame riguardavano quattro categorie: autogestione, esiti clinici, uso di risorse sanitarie e soddisfazione per le cure. Sono stati selezionati 6.843 articoli e inclusi nella revisione finale 40 studi, la maggior parte dei quali pubblicati tra il 2003 e il 2022 in 16 paesi, soprattutto Stati Uniti (11/40; 38%) e Cina (6/40; 15%). Le patologie croniche più rappresentate sono state il diabete e i disturbi cardiovascolari (ipertensione e scompenso cardiaco), mentre siti web e app sono risultate essere le modalità digitali più utilizzate per erogare gli interventi.

Il supporto da parte degli infermieri riguardava la ricezione di dati sanitari (n = 14), l’appuntamento virtuale (n = 8), l’educazione sanitaria virtuale (n = 5) o una combinazione di questi approcci (n = 13) e ha migliorato significativamente i risultati dell’autogestione del paziente, in particolare l’autocura e l’aderenza al trattamento, le variabili cliniche relative alla salute mentale, al diabete e alla salute cardiovascolare, l’utilizzo delle risorse sanitarie e la soddisfazione per le cure.

Sono comunque ravvisabili alcuni limiti nella selezione degli studi inclusi nella revisione: pubblicati tra il 2003 e il 2022 e condotti in paesi ad alto reddito, questi studi portano con sé il bias del così detto “digital divide”, un gap che limita l’applicazione dei risultati a contesti con risorse limitate, inoltre la variabilità tra gli studi inclusi ha impedito una meta-analisi dei risultati, e in alcuni studi a causa della mancanza della cecità dei partecipanti e dell’alto tasso di abbandono il rischio di bias è elevato.

Infine, gli interventi identificati nella revisione erano generalmente mirati a una popolazione di adulti più giovane, con solo una manciata di studi focalizzati su pazienti adulti di età superiore ai 70 anni. L’esclusione degli anziani potrebbe quindi riflettere pregiudizi di medici e ricercatori sull’alfabetizzazione tecnologica di questa specifica popolazione. Il tasso di abbandono dei partecipanti agli studi inoltre è molto elevato.

Gli studi futuri inoltre dovrebbero confrontare l’effetto del monitoraggio digitale guidato dagli infermieri con quello del monitoraggio digitale senza infermiere per analizzare ulteriormente quale sia il ruolo specifico dell’assistenza infermieristica nel supporto remoto delle malattie croniche e quali potrebbero essere le caratteristiche infermieristiche necessarie per rafforzare ulteriormente gli interventi ma anche come integrare al meglio l’assistenza digitale ai pazienti nei flussi di lavoro infermieristici consolidati. Parte della ricerca dovrebbe inoltre concentrarsi su come gli infermieri, gli altri medici, i pazienti e le loro famiglie possono partecipare attivamente alla progettazione, allo sviluppo, alla valutazione e all’implementazione di questi interventi, soprattutto coinvolgendo i pazienti anziani durante lo sviluppo degli interventi di supporto digitale, passaggio particolarmente cruciale, considerando l’invecchiamento della popolazione e la loro maggiore suscettibilità alle condizioni croniche.

  • Kilfoy A, Chu C, Krisnagopal A, Mcatee E, Baek S, Zworth M, Hwang K, Park H, Jibb L. Nurse-led remote digital support for adults with chronic conditions: A systematic synthesis without meta- analysis. J Clin Nurs. 2024 Jun 18. doi: 10.1111/jocn.17226. Epub ahead of print. PMID: 38894583.