
Un’ampia revisione sistematica con network meta-analisi recentemente pubblicata sul BMJ ha analizzato l’efficacia di diverse strategie di digiuno intermittente sul peso corporeo e su altri fattori di rischio cardiometabolico. Lo studio, che ha incluso 99 trial clinici randomizzati per un totale di 6.582 adulti, rappresenta la più ampia sintesi comparativa finora disponibile tra le tre principali forme di digiuno intermittente – il digiuno a giorni alterni (Alternate Day Fasting), l’alimentazione a tempo limitato (Time Restricted Eating) e il digiuno di un giorno intero (Whole Day Fasting: si digiuna per uno o più giorni interi a settimana, seguiti da giorni di alimentazione normale, spesso secondo schema 5:2) – confrontate con la restrizione calorica continua (Continuous Energy Restriction) e la dieta ad libitum.
La revisione, commissionata dalla Diabetes and Nutrition Study Group della European Association for the Study of Diabetes, ha incluso studi condotti su adulti di ogni condizione clinica, con almeno tre settimane di follow-up.
Gli outcome primari riguardavano il peso corporeo, mentre quelli secondari includevano BMI, circonferenza vita, composizione corporea, profili glicemici e lipidici, pressione arteriosa, proteina C-reattiva e marker epatici. L’analisi si è basata su un modello di network meta-analisi, valutando la qualità delle evidenze con il sistema GRADE e includendo anche analisi stratificate per durata dello studio (<24 vs ≥24 settimane) e popolazione (adulti sani o con patologie croniche).
Tutte le strategie dietetiche, sia quelle basate sul digiuno intermittente sia la restrizione calorica continua, hanno mostrato una riduzione del peso corporeo rispetto alla dieta ad libitum. In particolare:
- Il digiuno a giorni alterni ha determinato la maggiore riduzione ponderale rispetto alla dieta ad libitum (−3,40 kg; IC 95% −4,14 a −2,67), con evidenza di alta qualità.
- Anche il Whole Day Fasting (−2,36 kg) e la restrizione calorica continua (−2,11 kg) hanno mostrato riduzioni significative rispetto alla dieta ad libitum, mentre l’effetto dell’alimentazione a tempo limitato è risultato minore (−1,72 kg).
- Rispetto alla restrizione calorica continua, solo il digiuno a giorni alterni ha evidenziato un vantaggio (−1,29 kg), ma di entità considerata “trascurabile” secondo le soglie clinicamente rilevanti (≥2,0 kg).
- Tra i confronti diretti fra le strategie di digiuno, il digiuno a giorni alterni ha mantenuto un lieve vantaggio su alimentazione a tempo limitato (−1,69 kg) e sul Whole Day Fasting (−1,05 kg).
- Nelle analisi a lungo termine (≥24 settimane), le differenze tra le strategie si attenuano e il vantaggio dell’una rispetto all’altra scompare. Questo potrebbe essere dovuto a vari fattori: calo dell’aderenza nel tempo (i partecipanti faticano a mantenere lo schema di digiuno a giorni alterni per molti mesi), adattamenti metabolici che rallentano la perdita di peso nel lungo termine e numero limitato di studi a lungo termine (solo 5 con durata ≥52 settimane), che rende meno robusta l’analisi.
Il digiuno a giorni alterni si è associato a miglioramenti su alcuni parametri lipidici rispetto alle altre due strategie di digiuno intermittente: riduzioni moderate di colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo non-HDL. Al contrario, il confronto tra il Whole Day Fasting vs l’alimentazione a tempo limitato ha mostrato un lieve aumento di colesterolo totale e LDL a favore di quest’ultima.
Nessuna delle strategie dietetiche ha determinato cambiamenti significativi nei livelli di emoglobina glicata o colesterolo HDL.
L’aderenza è stata generalmente buona nei trial di breve durata, ma è diminuita nei pochi studi di lunga durata (fino a 52 settimane). Gli eventi avversi sono stati lievi e poco frequenti (nausea, costipazione, fame); è stato segnalato un solo caso di ipoglicemia con caduta.
Sebbene i punti di punti di forza dello studio siano numerosi (design rigoroso, valutazione sistematica della qualità delle prove, ampio numero di confronti indiretti e diretti permessi dalla network meta-analisi) permangono tuttavia alcune limitazioni tra cui l’eterogeneità tra gli studi, la scarsità di studi di lungo periodo, la bassa precisione di alcune stime (ampiezza degli intervalli di confidenza) e il calo di adesione nei trial più lunghi.
Gli autori concludono comunque che il digiuno intermittente si conferma una strategia alimentare potenzialmente efficace per la riduzione del peso corporeo e per alcuni parametri di rischio cardiometabolico, in misura paragonabile alla restrizione calorica continua. Tuttavia, il solo schema che ha mostrato qualche beneficio aggiuntivo è il digiuno a giorni alterni, soprattutto nei trial di durata inferiore a 24 settimane. I benefici di lungo termine restano poco chiari e richiedono ulteriori trial con follow-up prolungati, disegnati per valutare la sostenibilità e gli effetti clinici reali delle diverse strategie alimentari.
Fonte:
Semnani-Azad Z, Khan TA, Chiavaroli L, et al. Intermittent fasting strategies and their effects on body weight and other cardiometabolic risk factors: systematic review and network meta-analysis of randomised clinical trials. BMJ 2025;389:e082007.




