
Un’elevata qualità dei carboidrati nella dieta di mezza età è associata a un invecchiamento più sano. Lo dimostra una nuova analisi prospettica di coorte del Nurses’ Health Study, pubblicata su JAMA Network Open, che ha coinvolto oltre 47.000 donne e ha seguito la loro alimentazione e stato di salute per oltre trent’anni (1). I risultati sostengono con forza che non tutti i carboidrati sono uguali: quelli provenienti da cereali integrali, frutta, verdura e legumi possono avere un impatto favorevole sulla longevità e la salute cognitiva e fisica in età avanzata.
Lo studio, condotto da Ardisson Korat e colleghi, ha esaminato l’associazione tra l’assunzione di carboidrati (quantità totale e qualità) nella mezza età e la probabilità di raggiungere la vecchiaia in buona salute. Le partecipanti, tutte sotto i 60 anni all’inizio dello studio nel 1984, sono state seguite fino al 2016. Il principale outcome era rappresentato dal raggiungimento di un invecchiamento “in salute”, definito come assenza di malattie croniche maggiori, mantenimento delle funzioni cognitive e fisiche, e buono stato di salute mentale, secondo le risposte ai questionari del 2014 e 2016.
Dalle analisi è emerso che un aumento del 10% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati totali si associa a una maggiore probabilità di invecchiare in salute (OR 1,17; IC 95%: 1,10-1,25). L’associazione risultava ancora più marcata per i carboidrati di alta qualità (OR 1,31; IC 95%: 1,22-1,41), mentre un maggiore consumo di carboidrati raffinati (quelli provenienti da farina di grano raffinata, patate e zuccheri aggiunti) si correlava negativamente all’invecchiamento sano (OR 0,87; IC 95%: 0,80-0,95).
I carboidrati derivati da frutta, verdura e cereali integrali si confermavano i più favorevoli, con odds ratio compresi tra 1,11 e 1,37 per ogni incremento del 5% dell’energia giornaliera. Anche il consumo di fibra alimentare, in particolare quella proveniente da frutta, verdura e cereali, mostrava un’associazione positiva con l’invecchiamento sano (OR fino a 1,17 per incremento di 1 deviazione standard).
Un alto indice glicemico (GI) e un elevato rapporto carboidrati/fibra erano invece negativamente associati all’outcome, indicando che il carico glicemico dei carboidrati ha un ruolo rilevante. Interessante anche l’analisi dei modelli sostitutivi: rimpiazzare isocaloricamente i carboidrati raffinati, le proteine animali o i grassi (inclusi i trans) con carboidrati di alta qualità migliorava la probabilità di invecchiamento sano, con odds ratio tra 1,08 e 1,16.
Tra i principali punti di forza dello studio si segnalano la lunga durata del follow-up, l’ampia coorte con dati dettagliati e aggiornati su dieta e salute, e l’accurata definizione di “invecchiamento sano”, che include dimensioni fisiche, mentali e cognitive. La coorte delle infermiere, ben caratterizzata e con elevata compliance, rappresenta un modello ideale per studi osservazionali su dieta e salute a lungo termine.
Tuttavia, lo studio presenta alcune limitazioni. I dati dietetici si basano su questionari autosomministrati, soggetti a potenziali recall bias e misclassificazioni. Inoltre, la popolazione studiata comprende esclusivamente donne, prevalentemente bianche e con un livello socioeducativo elevato, limitando l’estendibilità dei risultati ad altri gruppi demografici. Infine, trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire nessi causali, sebbene l’analisi statistica abbia tenuto conto di numerosi fattori confondenti.
Bibliografia:
- Ardisson Korat AV, Duscova E, Shea MK, et al. Dietary Carbohydrate Intake, Carbohydrate Quality, and Healthy Aging in Women. JAMA Netw Open 2025;8(5):e2511056. doi:10.1001/jamanetworkopen.2025.11056

