Un aggiornamento sugli effetti dei probiotici nella gestione del diabete di tipo 2 e della intolleranza glucidica

Negli ultimi anni, l’interesse per il ruolo del microbioma intestinale nelle malattie metaboliche è cresciuto significativamente, portando all’esplorazione di strategie terapeutiche alternative, tra cui l’impiego di probiotici. Un recente studio pubblicato su Diabetes, Obesity and Metabolism (1) ha esaminato le evidenze provenienti da trial clinici randomizzati (RCT) per valutare l’efficacia dei probiotici nella regolazione del metabolismo glucidico e nella modulazione dell’infiammazione sistemica nei pazienti con alterata tolleranza al glucosio (IGT) e diabete di tipo 2 (T2DM).

Dai risultati emerge un potenziale beneficio derivante dall’uso di specifici ceppi probiotici nella riduzione dei livelli di glicemia e di marker infiammatori, sebbene le evidenze rimangano eterogenee e non conclusive.

L’infiammazione cronica rappresenta un elemento centrale nella patogenesi del diabete di tipo 2, contribuendo alla resistenza insulinica attraverso la produzione di citochine pro-infiammatorie, tra cui TNF-α, IL-6 e la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP).

Secondo gli autori, i probiotici potrebbero migliorare la funzione intestinale e ridurre l’infiammazione sistemica attraverso diversi meccanismi, tra cui il rafforzamento della barriera intestinale, la riduzione della traslocazione batterica e la modulazione della produzione di citochine antinfiammatorie come l’IL-10.

L’analisi degli RCT disponibili ha evidenziato risultati contrastanti, con alcune sperimentazioni che riportano miglioramenti significativi del controllo glicemico e della risposta infiammatoria, mentre altre non hanno riscontrato effetti rilevanti. Alcuni studi hanno evidenziato una riduzione dei livelli di HbA1c e glicemia a digiuno nei pazienti trattati con specifici ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium, associata a un calo dei marker infiammatori sistemici. In particolare, il ceppo Lactobacillus plantarum OLL2712 ha mostrato un incremento della produzione di IL-10, correlato a un miglioramento del controllo glicemico.

Altri studi hanno riportato effetti più modesti, con riduzioni della glicemia non statisticamente significative o benefici che si attenuavano dopo la sospensione del trattamento probiotico. La variabilità dei risultati potrebbe essere attribuita a fattori come la durata della malattia diabetica, la concomitanza di trattamenti farmacologici (in particolare metformina, che influenza il microbioma intestinale) e differenze interindividuali nella composizione del microbioma stesso. Inoltre, la maggior parte degli studi analizzati ha una durata limitata (inferiore a 12 mesi), il che non consente di trarre conclusioni definitive sugli effetti a lungo termine.

Sebbene gli autori abbiano utilizzato esclusivamente dati provenienti da studi randomizzati, è necessario considerare alcuni limiti metodologici. La variabilità nei ceppi utilizzati, la mancanza di standardizzazione delle dosi e la possibile influenza di fattori confondenti rendono difficile stabilire un’efficacia chiara e riproducibile dei probiotici nella gestione del diabete di tipo 2. Inoltre, la presenza di studi con disegni sperimentali differenti e la ridotta numerosità campionaria di alcune sperimentazioni limitano la generalizzabilità dei risultati.

Un ulteriore aspetto da considerare è il potenziale conflitto di interesse. L’autore principale, Takayuki Toshimitsu, è un dipendente della Meiji Co., Ltd., azienda attiva nella produzione di probiotici, mentre Junichiro Irie ha ricevuto finanziamenti di ricerca dalla Meiji Holdings Co., Ltd.

L’uso di probiotici nel trattamento dell’intolleranza al glucosio e del diabete di tipo 2 appare promettente, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, grazie alla loro capacità di modulare l’infiammazione e migliorare la funzione della barriera intestinale. Tuttavia, i dati attuali non sono sufficienti per raccomandarne un utilizzo sistematico nella pratica clinica.Per validare il ruolo dei probiotici come intervento terapeutico, saranno necessari studi di maggiore durata, con campioni più ampi e una rigorosa standardizzazione dei protocolli di somministrazione. In particolare, sarà fondamentale valutare l’efficacia dei probiotici in pazienti naïve da terapia ipoglicemizzante e stabilire se la loro azione sia sostenibile nel lungo periodo o se richieda una somministrazione continuativa.

In attesa di ulteriori evidenze, l’impiego dei probiotici nei pazienti con diabete di tipo 2 dovrebbe essere considerato con cautela e limitato a contesti di ricerca clinica controllata.

Fonte:

Toshimitsu T, Irie J. An update and overview of the various health-related benefits of probiotics: A focus on clinical trials demonstrating efficacy, tolerability and use in patients with impaired glucose tolerance and type 2 diabetes. Diabetes Obes Metab. 2025 Feb 24. doi: 10.1111/dom.16273