Nuove ricerche suggeriscono un possibile legame, ma sono necessarie ulteriori conferme.
L’inquinamento da plastica è diventato una delle minacce ambientali più rilevanti nel panorama globale, derivante principalmente dai processi industriali. Questo fenomeno porta alla formazione di particelle sempre più piccole, note come microplastiche (dimensioni inferiori a 5 mm) e nanoplastiche (inferiori a 1.000 nm), che possono penetrare nel corpo umano attraverso diverse vie, tra cui l’ingestione, l’inalazione e il contatto diretto con la pelle. Studi recenti hanno dimostrato la presenza di micro e nanoplastiche persino in tessuti umani come la placenta, i polmoni e il fegato, sollevando preoccupazioni riguardo ai loro effetti sulla salute.

Una recente ricerca condotta dall’Università di Napoli e pubblicata sul New England Journal of Medicine 1 ha evidenziato un potenziale collegamento tra la presenza di microplastiche e nanoplastiche e il rischio cardiovascolare. Lo studio ha coinvolto pazienti sottoposti a endarterectomia carotidea per malattia carotidea asintomatica, analizzando campioni di placca carotidea per la presenza di queste particelle. I risultati hanno indicato un rischio significativamente maggiore di eventi cardiovascolari nei pazienti con tracce di plastica nella placca, suggerendo un possibile impatto negativo delle microplastiche e nanoplastiche sulla salute cardiovascolare umana.
Tuttavia, il dibattito su questo argomento è acceso. Alcuni esperti, come il noto elettrofisiologo John Mandrola in una puntata del podcast This week in cardiology , mette in discussione la validità dei risultati dello studio, suggerendo che il numero limitato di eventi cardiaci registrati potrebbe non essere sufficiente per stabilire un chiaro rapporto di causa-effetto, sottolineando la necessità di evidenze più robuste prima di trarre conclusioni definitive.
Le criticità sollevate da Mandrola evidenziano la complessità nell’interpretare i risultati di uno studio osservazionale e sottolineano l’importanza di valutare attentamente le evidenze prima di proporre interventi di politica sanitaria. Anche se è chiaro che l’inquinamento da plastica rappresenta una grave minaccia per la salute umana e l’ambiente, è essenziale basare le azioni di intervento su solide evidenze scientifiche.
Philip Landrigan, del Boston College e del Centre Scientifique de Monaco, ha proposto un’azione internazionale per affrontare l’inquinamento da plastica, enfatizzando il ruolo delle Nazioni Unite nel coordinare un trattato globale sulla plastica e l’importanza di limitare l’uso di plastica monouso e regolamentare le sostanze chimiche presenti nelle plastiche.
In conclusione, sebbene la ricerca sull’impatto delle micro e nanoplastiche sul rischio cardiovascolare sia ancora in fase iniziale, è evidente che si tratta di un problema che richiede una risposta globale e coordinata. È fondamentale condurre ulteriori studi per comprendere appieno gli effetti delle micro e nanoplastiche sulla salute umana e sviluppare politiche efficaci per mitigare il loro impatto negativo sulla salute e sull’ambiente.
Bibliografia:
- Marfella R, Prattichizzo F, Sardu C, et al. Microplastics and nanoplastics in atheromas and cardiovascular events . N Engl J Med 2024; 390:900-10.
- Landrigan PJ. Plastics, Fossil Carbon, and the Heart. N Engl J Med 2024; 390:948-50.

