Press-release dei trial oncologici sponsorizzati dall’industria: uno studio ne analizza le caratteristiche e le criticità

Un’analisi sistematica pubblicata recentemente sul Journal of Cancer Policy ha messo criticamente in luce le caratteristiche, i tempi e gli impatti finanziari delle press release (PR) diffuse dalle aziende farmaceutiche in relazione ai trial clinici oncologici su tumori solidi. Lo studio, condotto da un team multidisciplinare italiano guidato da Anna Amela Valsecchi e Massimo Di Maio, ha esaminato 157 comunicati stampa pubblicati tra il 2018 e il 2022 dai primi 20 gruppi farmaceutici mondiali per fatturato oncologico, con l’obiettivo di descriverne il contenuto, valutarne i tempi di diffusione rispetto alla presentazione scientifica, alla pubblicazione e all’approvazione regolatoria, e stimarne l’impatto sul mercato azionario.

Il dato più rilevante emerso è la prevalenza di comunicati stampa privi di dettagli quantitativi: tra le 117 PR che annunciavano il raggiungimento dell’endpoint primario del trial (pari al 74,5% del totale), solo il 12,8% forniva risultati numerici (hazard ratio, tassi di risposta, sopravvivenza mediana ecc.), mentre l’87,2% si limitava a dichiarazioni generiche, spesso arricchite da aggettivazioni di valore (“opzione terapeutica innovativa”, “risultati incoraggianti”) volte a enfatizzare la rilevanza clinica dei dati.

Soltanto 11 di queste PR riportavano espliciti riferimenti a una futura presentazione congressuale e una sola citava una pubblicazione scientifica già pianificata. Tuttavia, tutte le 117 PR relative a risultati positivi sono poi state effettivamente seguite da presentazioni in congressi scientifici, prevalentemente ESMO e ASCO, con un intervallo mediano tra PR e meeting di 3,1 mesi. Il tempo mediano tra PR e pubblicazione su rivista peer-reviewed è stato di 8 mesi (7,7 mesi per le PR prive di dati numerici), con punte superiori ai 6 mesi nel 65% dei casi. Le riviste più frequentemente coinvolte sono state il New England Journal of Medicine (54 pubblicazioni), The Lancet e Journal of Clinical Oncology.

A livello regolatorio, dopo un follow-up mediano di 48 mesi, il 78,6% delle indicazioni annunciate come positive è stato approvato dalla FDA e il 74,4% dall’EMA. Il tempo mediano dall’emissione della PR all’approvazione regolatoria è stato pari a 10 mesi per la FDA e 15,9 mesi per l’EMA, confermando la maggiore rapidità dell’agenzia statunitense già documentata in letteratura. Nonostante ciò, nel 21,4% e 25,6% dei casi, rispettivamente, l’annuncio di esito positivo non ha condotto, entro i tempi di osservazione, ad alcuna approvazione.

L’analisi finanziaria, condotta su 125 PR per le quali erano disponibili dati di borsa, ha evidenziato una reazione mediamente neutra: solo il 4,8% degli eventi ha determinato variazioni statisticamente significative nei prezzi azionari (metà positive e metà negative), con un ritorno anomalo cumulativo medio dello 0,6%. Le PR contenenti riferimenti a “terapie innovative” o “approvazioni regolatorie” hanno prodotto un impatto leggermente superiore rispetto a quelle senza questi elementi, ma comunque limitato. È interessante notare che le PR dal tono neutro (senza enfasi) sono risultate associate a una risposta media più marcata (+2,7%) rispetto a quelle dal tono positivo (+0,5%).

L’articolo evidenzia come la diffusione precoce e incompleta dei risultati dei trial possa creare false aspettative tra pazienti, clinici e investitori. La pubblicazione delle PR spesso precede di mesi la disponibilità dei dati completi, con un impatto potenzialmente negativo sulla qualità dell’informazione scientifica e sulla fiducia nel processo di sviluppo dei farmaci. Viene sottolineata la discrezionalità delle aziende nella gestione della comunicazione, favorita anche dall’assenza di normative rigorose in materia di disclosure nei confronti degli investitori, e si richiama la necessità di maggiore trasparenza, tempestività e rigore nella diffusione dei dati clinici, soprattutto in un ambito delicato come l’oncologia, dove le decisioni terapeutiche devono basarsi su evidenze complete e affidabili.

Lo studio si distingue per la sua ampiezza (20 aziende analizzate), l’approccio metodologico rigoroso e la novità di alcune metriche (es. tempo alla presentazione congressuale), ma riconosce alcuni limiti: l’esclusione dei trial su tumori ematologici e delle PR emesse da aziende minori può ridurre la generalizzabilità dei risultati. Gli autori concludono con un richiamo etico, sottolineando che la comunicazione scientifica in ambito oncologico, se gestita con finalità di marketing o con eccessivo ottimismo, rischia di compromettere la qualità delle cure e la credibilità della ricerca.

Fonte:


Valsecchi AA, Conte C, Fiore NM, Iacovino ML, Ierace D, Galeasso L, Paganoni E, Ciani O, Perrone F, Di Maio M. Press releases of industry-sponsored clinical trials in oncology: Characteristics, timing and financial impact. J Cancer Policy. 2025 Apr 21;44:100587.