“From Evidence to Policy”: la nuova serie di articoli del NEJM

Se i decisori sanitari non sono raggiunti dalle evidenze che derivano dalla ricerca clinica, il danno non è collegato soltanto alla potenziale mancata introduzione di un’innovazione nell’assistenza sanitaria.

Un possibile “effetto indesiderato”- possiamo chiamarlo così? – della distanza tra ricerca clinica e dirigenti sanitari è che, per la produzione di real world evidence, i decision maker sanitari dovrebbero permettere – se non favorire – l’introduzione precoce di nuovi interventi sanitari per poter generare nuove prove.

“Un maggiore coinvolgimento dei decisori sanitari nella generazione di evidenze – scrivono gli autori di un articolo uscito sul JAMA (1) – può giovare a tutti gli attori coinvolti nell’ecosistema dell’innovazione in medicina. L’importanza delle figure apicali della dirigenza sanitaria continuerà a crescere insieme al progressivo affermarsi della convinzione della necessità di aumentare l’integrazione tra cure e ricerca”.

A conferma di quanto sia importante l’implementazione dei risultati della ricerca nelle politiche sanitarie, il New England Journal of Medicine ha lanciato una nuova serie di articoli intitolata “From Evidence to Policy” (2). L’obiettivo dichiarato è quello di sintetizzare e rendere fruibili dai dirigenti sanitari i contenuti dei rapporti del National institute of medicine. Il primo articolo della serie è dedicato al long covid (3): è una messa a punto molto puntuale e sistematica delle evidenze oggi disponibili su una sindrome in certa misura discussa. Gli autori riconoscono che circa 5 mila decessi avvenuti negli Stati Uniti sono riconducibili a long covid e cercano di giungere a una definizione di questa condizione condivisa e basata sulle prove. “Ci auguriamo che la definizione elaborata insieme alla National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine 2024 – scrivono gli autori – faciliti la comunicazione tra i pazienti, come quelli descritti nei casi clinici (presenti nell’articolo, NdR), e con i familiari e i medici. Una definizione standard dovrebbe consentire un migliore monitoraggio del peso sanitario e sociale del long covid e facilitare la progettazione e la conduzione di studi clinici metodologicamente robusti che producano trattamenti migliori per questa e altre condizioni croniche associate alle infezioni virali. Soprattutto, speriamo che questa definizione contribuisca a un’assistenza empatica ed efficace per tutti i pazienti a cui viene diagnosticato il long covid.”

Fonti: