
Un’ampia analisi pubblicata su The Lancet Oncology dal consorzio Global Burden of Disease (GBD) delinea un quadro critico ma orientato all’azione sul futuro del carcinoma mammario. Lo studio non si limita a censire l’incidenza attuale, ma proietta l’impatto della malattia nei prossimi decenni, evidenziando una preoccupante disparità tra nazioni ad alto e basso reddito. Nel 2023, il tumore al seno si è confermato la principale sfida oncologica femminile, con 2,3 milioni di nuovi casi e 764.000 decessi. Il dato più significativo per la sanità pubblica è la perdita di 24 milioni di anni di vita sana (DALYs), un parametro che misura l’impatto combinato di mortalità precoce e disabilità.
Nonostante i progressi terapeutici, i modelli epidemiologici prevedono un’escalation entro il 2050. Infatti, i nuovi casi saliranno a oltre 3,5 milioni (+33%) e i decessi sfioreranno gli 1,4 milioni annui (+44%)
L’aumento colpirà in modo sproporzionato i paesi a basso e medio reddito (LMIC), dove i tassi di mortalità sono quasi raddoppiati dal 1990, a differenza dei paesi ad alto reddito dove sono diminuiti del 30%.
Sebbene solo il 27% dei casi mondiali si verifichi nei paesi poveri, questi contribuiscono a quasi la metà (45%) della mortalità e disabilità globale, a causa di diagnosi tardive e carenze strutturali (radioterapia, chemioterapia e laboratori).
L’analisi rivela poi che il 28% del carico globale della malattia è legato a sei fattori di rischio su cui è possibile intervenire clinicamente e politicamente, ossia: consumo di carne rossa, tabacco (attivo e passivo), iperglicemia, elevato BMI (obesità/sovrappeso), alcol e sedentarietà.
Mentre si registrano successi nella riduzione del rischio legato ad alcol e tabacco, i rischi metabolici (BMI e glicemia) rimangono sfide aperte e crescenti.
Si osserva poi un aumento significativo (+29%) dell’incidenza dei tumori nelle donne tra i 20 e i 54 anni, un dato che suggerisce mutamenti negli stili di vita e nei fattori ambientali rispetto alle generazioni precedenti.
Gli autori del GBD sottolineano che la prevenzione “aggressiva” degli stili di vita deve viaggiare parallelamente a riforme sistemiche. Per i professionisti della salute, il messaggio è duplice:
- Potenziare il counseling preventivo sui fattori metabolici e nutrizionali.
- Sostenere politiche di copertura sanitaria universale per ridurre i costi catastrofici delle terapie, garantendo che l’innovazione farmacologica non resti un privilegio geografico.
Fonte: The Lancet Oncology

